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lunedì 11 marzo 2013

mi prostituisco perchè non trovo uno straccio di lavoro



"Leggendo la testimonianza di Vincent mi è parso di avere uno schermo dove veniva riprodotto il film della mia vita.
Non c'è nulla di diverso nella mia storia rispetto alla sua, se non che io un Dottorato di ricerca l'ho già preso, ed ora non trovo uno straccio di lavoro.

Lavoro nel centro Italia, preparo mille concorsi, mando curricula per qualsiasi annuncio (ho fatto di tutto,e non mi spaventa o "sdegna" nessun tipo di lavoro... come potrebbe!). A me basterebbe poter continuare a studiare, collaborare all'università dove continuo ad oggi a collaborare, un lavoro che mi consenta di pagare sexy_al_pcl'affitto e mangiare (magari anche pagare l'assicurazione auto...finchè camminerà!). Il problema è che quando invio un c.v. anche per "donna delle pulizie", non viene preso in considerazione, il più delle volte viene scartato nel momento in cui arrivano alla voce:  "Titoli di studio acquisiti".

Soprattutto un lavoro che non mi obblighi a vivere questa doppia vita che ho iniziato proprio quando facevo il dottorato di ricerca e che (pur provandoci, facendo anche 4 lavori insieme) ha ripreso piede nella mia vita. Detesto chi dice che ci sono mille altri modi per poter lavorare e studiare... non è così, non per noi, non per questa generazione. E così... ecco che anche io sono partita da un semplice annunci su internet ed un paio di foto... e con il tempo il giro della clientela si è formato. 

Come Vincent non "esagero", di solito non incontro più di due persone al giorno.
Ma sono stanca. Talmente stanca che l'anno scorso ho tentato il suicidio... ed evidentemente ci sono quasi riuscita, considerando che sono rimasta in coma per dieci giorni. Ero davvero stanca di vivere...ora sono solo stanca di vivere così. Una vita finta,la mia famiglia che non merita tutte queste bugie, e tante volte l'ansia che ricominci una nuova giornata,perchè già so come andrà.

7 milioni in grave difficoltà




Sempre più italiani vivono in condizioni di gravi difficoltà economiche. Nel 2011 quasi 7 milioni di persone (6,7 milioni per la precisione), secondo il rapporto Bes redatto da Istat e Cnel. Si tratta di 2,5 milioni di persone in più in un anno (erano 4,2 milioni nel 2010). E la situazione economica non migliora nel nostro Paese: stando ai dati Istat quest'anno il pil perde già l'1%.

Se nel 2010 la percentuale di famiglie in condizioni di deprivazione era al 6,9%, accompagnata da una sostanziale stabilità dei tassi di rischio di povertà e di povertà assoluta, nel 2011 la percentuale è schizzata all'11,1%. La causa è da ricercare nella caduta verticale del potere d'acquisto delle famiglie, sceso di cinque punti percentuali dal 2007 al 2011. 

Una contrazione che, tuttavia, si è riflessa solo in parte sui consumi che in termini reali sono diminuiti solo dell'1,1%. Questo perché nei primi anni della crisi le famiglie hanno intaccato il patrimonio e risparmiato meno nel tentativo di mantenere il proprio standard di vita. 

Nello stesso quadriennio, la propensione al risparmio è passata dal 15,5% al 12% per arrivare all'11,5% nel secondo trimestre del 2012. Una condizione che ha contribuito a peggiorare il rapporto tra i cittadini e le istituzioni e la politica. Tanto che la fiducia nelle istituzioni nazionali e locali a marzo del 2012 ha registrato il picco più basso con un giudizio di 2,3, su una scala da 0 a 10, riservato ai partiti politici. 

Cresce anche il livello di disuguaglianza, quello misurato attraverso il rapporto tra il reddito posseduto dal 20% più ricco della popolazione e il 20% più povero che ha registrato valori crescenti, dal 5,2% del biennio 2008-2010 al 5,6% del 2011, il che significa che il 20% più ricco delle popolazione percepisce un ammontare di reddito più elevato del 5,6% rispetto al 20% più povero.

I valori italiani sono al di sopra della media europea e prossimi a quelli di Irlanda e Regno Unito, inferiori a quelli di Spagna, Grecia e Portogallo. Come nel resto dei Paesi industrializzati, anche in Italia la distribuzione è molto più concentrata di quella del reddito. Dal 2004 la concentrazione della ricchezza è tornata a crescere e la quota di ricchezza posseduta dal 10% più ricco della popolazione è salita al 45,9% nel 2010, contro il 44,3% del 2008.

"L'incertezza sta già rinviando la ripresa", ha avvertito il presidente dell'Istat, Enrico Giovannini, che vede "piccoli" segnali di ripresa solo dall'aumento della fiducia nel settore manifatturiero e dai dati sull'export che cresce anche perché gli imprenditori sono andati in mercati lontani, ma la domanda interna è depressa.
Dati allarmanti che contribuiscono insieme al downgrade di Fitch ad alimentare la tensione sul mercato azionario (il Ftse Mib di Piazza Affari cede lo 0,82% a 16.072 punti) e sul mercato obbligazionario con lo spread tra Btp decennali e Bund tedeschi equivalenti che ora si attesta a 314 punti, dopo essere salito inizialmente a quota 320. Il rendimento è al 4,64%. Si restringe sempre di più, nel frattempo, la forbice tra il differenziale e lo spread Bonos/Bund, con Italia e Spagna ormai quasi pari. Il premio di rischio pagato da Madrid è a 325 punti per un tasso del 4,75%.